In questo spazio vi segnaliamo alcune delle malattie piú diffuse nella zona di Roma che ci è capitato di affrontare nella manutenzione di aree verdi; diamo quindi alcuni consigli per la prevenzione e la cura che potete mettere in pratica nei vostri giardini.

Le avversità delle piante possono avere origine da un parassita (funghi, insetti o acari) o da cause ambientali (ristagno idrico, danni da freddo, carenza di microelementi ecc..).

Qui di seguito prendiamo in esame qualche parassita tra i piú diffusi. Si può accedere alle varie voci cliccando direttamente nei titoli sottostanti:

Insetti

Afidi o pidocchi

Afidi

Afidi

Sono dei piccoli insetti che si insediano sulle parti più giovani e tenere della pianta, sono visibili ad occhio nudo e, con il loro apparato boccale pungente e succhiante si nutrono della linfa delle piante a volte trasmettendo dei virus in seguito alle loro punture. Nutrendosi di una sostanza zuccherina i loro escrementi sono una fonte di nutrimento per formiche (la loro presenza è un indizio dell’infestazione da afidi) e per funghi agenti di fumaggine (una patina nera che si forma sulle foglie e che ne limita la fotosintesi). un piccolo grande alleato: la coccinella Per piccole infestazioni si può ricorrere alla lotta manuale altrimenti ci sono prodotti da alternare quali Imidacloprid, Pirimicarb, Quinalphos, Fenitrothion, Malathion, Triclorfon, Diflubenzuron, Endosulfan. Un utile alleato è la coccinella che vi porterà fortuna anche nella lotta agli afidi.

Oziorrinco

oziorrinco

oziorrinco

Sono dei coleotteri che non ci capita di vedere perché agiscono di notte sule foglie e passano il giorno nel terreno però i loro danni sono a tutti ben noti perché mangiano le foglie delle nostre piante con “morsi” a forma di mezzaluna. I principi attivi più utilizzati contro l’oziorrinco sono Endosulfan, Acefhate, Azinfos-metil, ma la lotta è difficile per i frequenti fenomeni di resistenza ai comuni insetticidi. La lotta va quindi indirizzata contro la larva con prodotti come Diazinon, Carbofuran, Chlorpyrifos, che vengono incorporato o distribuito nel terreno; si applicano la prima volta 2 settimane dopo la comparsa dei primi adulti, la seconda sei settimane dopo. Purtroppo non sempre si ottiene un risultato soddisfacente a causa dell’instaurarsi di fenomeni di resistenza, per questo motivo va diffondendosi l’uso dei nematodi entomopatogeni; si possono utilizzare Heterorhabditis, una foglia mangiata dall’oziorrincoche vanno distribuiti nella dose di 25.000 – 40.000 individui per pianta, oppure si può usare una sospensione contenente Steinernema carpocapsae irrigando subito dopo. Un altro metodo consiste nello zappettare il terreno intorno alla pianta alla profondità di non più di 20 cm. durante il periodo autunnale, portando così alla superficie le larve che, esposte alle basse temperature, muoiono.

Processionaria del pino (Traumatocampa pityocampa)

Processionaria del Pino

Processionaria del Pino

È una farfalla defogliatrice che compie una generazione all’anno. Gli adulti sfarfallano dal terreno tra la fine di giugno e l´inizio di settembre, con un picco di sfarfallamento nel mese di luglio, a seconda delle condizioni climatiche. Dopo essere stata fecondata la femmina depone le uova a spirale intorno ad una coppia di aghi, l´incubazione delle uova dura in media un mese. Le larve neonate si possono trovare già a fine luglio alle quote più elevate, mentre nelle aree di pianura e di media collina, queste si osservano di solito a partire da fine agosto; nelle pinete costiere non compaiono in genere prima di settembre. processionaria del pino Nido della processionariaSin dai primi stadi di vita le larve si nutrono degli aghi. Il primo nido autunnale consiste in una rete di fili setosi che ingloba alcuni aghi parzialmente erosi. Con il procedere dell´autunno le larve formano altri ricoveri progressivamente più compatti, fino a formare il nido definitivo in corrispondenza dell´inizio dell´inverno. Le larve mature, in un periodo variabile a seconda delle condizioni climatiche dalla fine di febbraio all´inizio di aprile, abbandonano la pianta ospite e in fila indiana si dirigono in processione verso un luogo adatto in cui interrarsi ad una profondità variabile dai 5 ai 20 cm, rimangono in attesa di condizioni climatiche favorevoli anche per più di un anno. Oltre ai danni sulla pianta gravi sono i problemi connessi alla presenza dei peli urticanti sul corpo delle larve a partire dalla 3^ età. A seguito del contatto diretto con le larve oppure in conseguenza della dispersione dei peli nell´ambiente, si registrano reazioni epidermiche e reazioni allergiche (soprattutto in soggetti particolarmente sensibili). A livello delle prime vie respiratorie, le reazioni infiammatorie possono essere particolarmente consistenti in occasione di inalazioni massive. La lotta a questo parassita è OBBLIGATORIA (D.M. 17 aprile 1998). Vista la pericolosità per la salute di questo parassita è bene rivolgersi a degli specialisti per eliminarlo. Noi eseguiamo la lotta alla processionaria con metodi biologici o a bassa tossicità per l’uomo.

Funghi

Mal Bianco

Mal bianco

Mal bianco

Come tutte le malattie fungine, l’oidio (conosciuto più comunemente come mal bianco) si sviluppa soprattutto in presenza di condizioni climatiche umide, mediamente calde e in caso di scarsa aerazione. Si tratta di una malattia che si manifesta come pulviscolo biancastro con parziale decolorazione della foglia. In corrispondenza di queste zone la foglia prima ingiallisce, poi diventa secca; talvolta l’oidio si può manifestare con piccole perforazioni circolari della pagina fogliare. Questo parassita si sviluppa in condizioni calde ed umide, con temperature superiori ai 6-8°C, ma inferiori ai 30°C, quindi in primavera e in autunno. Il mal bianco colpisce molte piante assai diverse tra loro: ne sono affette infatti le querce, le rose, la vite, il melo, il pesco e molte altre. I danni arrecati possono consistere in un rallentamento della crescita. Un buon rimedio preventivo può essere quello di posizionare la pianta colpita in una zona ben ventilata o praticare potature per illuminare ed aerare la chioma. Qualora ciò non fosse possibile si consiglia in primo luogo di evitare annaffiature nelle ore serali nei periodi con temperature medie. Si ricorre poi solitamente all’utilizzo ripetuto di prodotti antioidici come zolfo, dinocap, derivati benzimidazolici, pirimidinici, triazolici; nel caso di utilizzo di fungicidi si consiglia di praticare 2-3 interventi all’anno, ulteriori interventi con lo stesso principio attivo potrebbero causare fenomeni di resistenza al prodotto. In agricoltura biologica si può utilizzare lo zolfo come prevenzione, oppure si utilizza un antagonista dell’oidio, l’ampelomyces quisqualis

Ticchiolatura

ticchiolatura

ticchiolatura

È causata da funghi appartenenti al genere diplocarpon o marssonina. Si sviluppa soprattutto in presenza di un clima particolarmente umido ed in assenza (totale o parziale) di un adeguato riciclo d’aria; quindi gli attacchi da parte della ticchilatura avvengono particolarmente in autunno o durante primavere particolarmente fresche e piovose. Le specie vegetali più colpite sono le rosacee da frutto, in particolare il melo ed il pero e le rose; vengono colpite anche piante ad alto fusto, quali il pioppo e il salice. La malattia interessa particolarmente le foglie, ma spesso anche fusti e frutti. Le foglie sono le prime parti della pianta ad essere colpite e dalle quali si può capire immediatamente il tipo di malattia. Più precisamente le foglie si ricoprono, in maniera graduale, di macchie scure, che all’inizio sono piccole ed isolate ma che poi diventano via via più fitte, fino a ” tappezzare” quasi totalmente la foglia. Attorno alle macchie, nere o porpora scuro, la foglia tende a scolorare al giallo. La ticchiolatura, che interessa inizialmente la pagina superiore della foglia, si propaga velocemente anche alla pagina inferiore della stessa per poi passare ai rami più esili e giovani, poi a quelli portanti e contaminare infine il frutto. Se l’attacco è particolarmente grave si può arrivare alla defoliazione prematura della pianta e la pianta si può indebolire a tal punto da ridurre il proprio sviluppo vegetativo e la fioritura. Il fungo sopravvive all’inverno come spora, nelle foglie che cadono in terra. La cura migliore contro la Ticchiolatura è la prevenzione, che si effettua prima di tutto con una adeguata potatura, atta a far ben circolare l’aria tra i rami e le fronde, ed anche con un’adeguata irrigazione e piantumazione, attuate in modo da evitare ristagni idrici nel terreno. Durante il periodo di riposo vegetativo una buona prevenzione si pratica anche attraverso trattamenti con poltiglia bordolese o altri prodotti a base rameica, che danno ottimi risultati anche in caso di sintomi già presenti. Questo fungo si propaga rapidamente da una pianta all’altra, è quindi bene intervenire rapidamente non appena se ne vedono i sintomi; oltre ai prodotti a base di rame svolgono un’ottima azione curativa anche i prodotti a base di Mancozeb, Dithane e Propiconazole (sistemico). Per evitare il permanere della malattia nei pressi della pianta è bene distruggere le foglie infette. Volendo utilizzare prodotti biologici si consigliano i prodotti a base di equiseto.